Cent’anni di solitudine PDF Stampa E-mail

Cent’anni di solitudine, il cui titolo originale in spagnolo è Cien años de soledad, è uno dei capolavori letterari più significativi del Novecento; essendo stato tradotto in più di venti milioni di copie, dal 2007 viene considerato l’opera in lingua spagnola più importante dopo Don Chisciotte della Mancia. Il romanzo è stato scritto nel 1967 dal Premio Nobel Gabriel Garcia Màrquez, l’autore sudamericano più letto al mondo.

Cent'anni di solitudine narra la storia delle varie generazioni della famiglia Buendía e dell'immaginaria cittadina di Macondo, immersa nella foresta caraibica.

I fondatori della famiglia e dello stesso villaggio sono José Arcadio Buendía e sua moglie Ursula Iguarán, in fuga con alcuni amici dai fantasmi di un omicidio commesso più per impulsività che per cattiveria. Eppure la stessa impulsività sarà il seme su cui verrà fondato Macondo, poiché José Arcadio sceglierà il luogo in cui fermare la sua fuga in seguito ad uno sogno.

Per anni, la storia del villaggio prosegue seguendo la nascita e le crescita della prima generazione di abitanti di Macondo, José Arcadio, Aureliano, Amaranta, mantenendo un isolamento interrotto soltanto dalle contaminazioni da parte del colto zingaro Melquíades, fino a quando Ursula scopre per caso che il villaggio si trova in realtà a pochi giorni di cammino da altri villaggi.

Una volta tracciata la via, rapidamente il paese si ingrandisce con nuovi immigrati fino a quando un giorno arriva a casa Buendía una piccola orfana di nome Rebeca, che inconsapevolmente porta con sé il contagio della malattia dell'insonnia Tale morbo, oltre ad impedire di dormire, provoca una progressiva perdita di memoria. Sarà lo zingaro Melquíades, ritornato dalla morte con una pozione medicinale, a salvare il villaggio...

Sullo sfondo si susseguono situazioni in bilico tra il reale e l’impossibile: l’arrivo della ferrovia, l’insediarsi a Macondo dell’autorità colombiana e cristiana, le estenuanti guerre civili, le interminabili piogge, l’ascesa e la decadenza di librerie e bordelli e la parabola della compagnia bananiera terminata con una terribile ma indimostrabile strage.

Intanto Macondo vive la sua ascesa e decadenza, in una quotidianità in cui i morti affiancano i vivi, generazione dopo generazione, prima i figli e poi i figli dei fligli e i figli dei figli dei figli, in un intreccio di amori, passioni, delusioni: il musicista italiano Pietro Crespi, la sposa bambina Remedios, Pilar Ternera innamorata ed illusa dall’Amore, la pura “Remedios la bella”, il dittatore Arcadio, i gemelli José Arcadio Secondo e Aureliano Secondo con la moglie Fernanda e l’amate Petra Cotes, i loro tormentati figli José Arcadio e Meme e l’indomabile Amaranta Ursola fino l’ultimo Buendía, Aureliano, ed a suo figlio, il bimbo con la coda di maiale predetto dalle pergamene di Melquíades.

In questo affresco doloso ed avvincente, amo riconoscere un pochino di me nell’ultima Buendía. Se il tema principale del libro è la condanna dell’uomo a vivere, lottare e soffrire in solitudine, senza che vi sia un rimedio, mi piace pensare che Amaranta Ursula, forse per incoscienza, forse per coraggio, si ponga come un’alternativa consapevole e serena all’ineluttabilità degli eventi e che questa sua forza la renda capace di affrontare anche la morte con testarda ironia.

Non si spaventarono. Aureliano e Amaranta Ursula non conoscevano il precedente familiare, né si ricordavano delle paurose ammonizioni di Ursula, e la mammana li tranquillizzò definitivamente con la supposizione che quella coda inutile poteva essere tagliata quando il bambino avesse cambiato i denti. Poi non ebbero più occasione di pensare alla coda, perché Amaranta Ursula si stava dissanguando in una sorgente incontenibile. Cercarono di soccorrerla con applicazioni di ragnatele e compresse di cenere, ma era come soffocare una fontana con le mani. Nelle prime ore, lei si sforzava di conservare il buonumore. Afferrava la mano allo sconvolto Aureliano, e lo supplicava di non preoccuparsi, perché la gente come lei non era fatta per morire controvoglia, e scoppiava a ridere davanti ai mezzi truculenti della mammana. Ma a mano a mano che Aureliano perdeva la speranza, lei si faceva sempre meno visibile, come se la stessero cancellando dalla luce, finché si immerse nel sopore. Allo spuntare del lunedì, portarono una donna che pregò vicino al suo letto orazioni di cauterio, infallibili per uomini e animali, ma il sangue appassionato di Amaranta Ursula era insensibile ad ogni artificio diverso dall'amore.

Gabrile Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine

 
         

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